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L'insegnamento di Porto Alegre - Autoprogettualità come paradigma urbano

Intransigenza sui principi e fiducia nell'intelligenza sociale. Sono i tratti principali che hanno reso celebri la metropoli brasiliana di Porto Alegre e il suo Bilancio Partecipativo, un'esperienza che coinvolge attivamente i cittadini nella gestione delle risorse locali, concentrando la polifonia creativa di tutti coloro che nel quotidiano costruiscono e reinterpretano lo spazio urbano. Attraverso questi pilastri, l'esperienza ha potuto ricostruire la politica cittadina come luogo in cui sfera pubblica e sfera individuale si incontrano con rinnovata fiducia reciproca, arricchendosi vicendevolmente senza che l'esaltazione delle singolarità dei cittadini-individui sacrifichi la dimensione collettiva e solidale dell'agire. È così che Porto Alegre è diventata il riferimento ideale dei movimenti sociali e delle amministrazioni locali che credono in un altro mondo possibile e che da tre anni anno eletto il suo Forum Sciale Mondiale a spazio privilegiato per incontrarsi e costruire un fronte unitario ma multiforme di azione congiunta. Al centro di queso interesse vi è stato indubbiamente il riconoscimento di una lezione culturale e politica che arriva dal Sud del mondo a smentire due pericolosi assiomi della società contemporanea: che l'antagonismo tra la qualità delle decisioni e il loro grado di legittimazione popolare sia irreversibile, e che la condivisione delle scelte sia pensabile solo in ambiti territoriali o tematici circoscritti, ma non sui temi strategici e nella complessità dei grandi agglomerati urbani. Questo testo rifiuta di sottrarsi come un prontuario di modalità e tecniche per la configurazione di percorsi partecipativi efficaci in termini di creazione di consenso,costruendo invece una biografia territoriale che muove da un terzo elemento di peculiarità dell'esperienza di democratizzazione delle politiche territoriali condotta a Porto Alegre: il fatto che essa non è solo la più matura e strutturata tra quelle conosciute, ma anche quella più audace sotto il profilo delle interrelazioni stabilite tra trasformazione dello spazio e mutamenti delle relazioni sociali. Il libro ha nel suo cento i "cambiamenti" avvenuti nell'ultimo quindicennio sui temi più strettamente legati alla materialità e alla concretezza del territorio; dalle politiche urbanistiche a quelle della casa, dall'ambiente al diritto della città per tutti. La narrazione si articola su più piani: dalla riflessione sugli strumenti e le politiche adottate a Porto Alegre fino al racconto di episodi, momenti e luoghi significativi nella costruzione di una com-partecipazione alle scelte urbane, "virtuosa" non tanto per gli esiti positivi e innovativi raggiunti, quanto per gli obbiettivi e la modalità con cui è stata ricercata e attuata la valorizzazione di un abitare riflessivo e dai saperi territoriali di cui è portatore. Dal percorso maieutico proposto nel testo emerge progressivamente l'oggetto specifico della ricerca. Ovvero, l'attenta osservazione di quali comportamenti di "autoprogettualità" degli abitanti di Porto Alegre hanno potuto affermarsi come valore aggiunto nel trasformarsi negli scenari di governo del territorio; e di quante attendono ancora il configurarsi di nuovi percorsi crativi per emergere contribuire a reindirizzare e vivificare un processo di trasformazione in continuo divenire in cui il testo si propone di fotografare un importante momento di svolta: quello segnato dal passaggio da una gestione consensuale del territori alla sua riprogettazione condivisa.


 
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