Ercolano e la Villa dei Papiri: Archeologia, città e paesaggio
pp. 120 ill. bn ill. colori
CONTENUTO: La Villa dei Papiri a Ercolano; Archeologia e città; Il quadro; Tra il vulcano e il mare; Il sistema vesuviano; Il suolo; Sistema urbano e area archeologica; L'analisi; La trasformazione del territorio; La villa e il suo contesto; Il sistema urbano centrale; Via Mare; Il sistema degli spazi aperti; Corso Resìna; La proposta; Scenari urbanistici; Il modello urbano attuale; Programmazione urbana; La prospettiva; Lo scavo; Appendice; Indagine sulle specie vegetali
Questo volume presenta una sintesi dei risultati dello studio sulle "Interferenze paesistiche, urbane e architettoniche dello scavo della Villa dei Papiri a Ercolano e dei suoi margini", svolto tra il 2003 e il 2006 per conto della Soprintendenza Archeologica di Pompei dal Laboratorio di Progettazione Urbana del Dipartimento di Studi Urbani - DipSU - dell'Università di Roma Tre. L'obiettivo di fondo che ha guidato gli studi, che qui vengono pubblicati, ha coinciso per l'appunto con il tentativo di ricondurre ad una visione unitaria l'intero patrimonio dei beni culturali presenti nello scenario storico-naturale che -pur in una varietà di situazioni- li pone in mutua relazione. L'archeologia urbana è stata vista cioè come metodo di indagine sulle potenzialità ma anche sui limiti, sui vincoli che spesso impediscono alla città di porre in relazione, in una giusta dimensione del presente, in un accettabile uso attuale dei suoi spazi, entro un sostenibile processo di trasformazione, le sue diverse componenti morfologiche. A Ercolano, Antico, Passato e Presente andavano dunque ricongiunti. La questione delle "interferenze" tra scavi (già compiuti e/o da compiere) e città contemporanea andava ricondotta alla ricerca di un possibile raccordo tra i tre tipi di rapporto con la storia e, in termini spaziali, tra le tre diverse stratigrafie. Un compito difficile, se inteso alla lettera come altrettanti tipi di raccordo materiale tra le parti, non impossibile se inteso come visione comprensiva delle diverse priorità e scale di valore presenti nel comune contesto ambientale, vero unico punto di riferimento e di raccordo concettuale. A Ercolano l'unità di paesaggio e storia è peraltro implicita nella sua stessa genesi di città prima cancellata da una natura ostile, poi risorta non dalle sue ceneri ma sulla superficie rimodellata di una natura nuovamente fertile ed accogliente. Lo spessore della stratigrafia ercolanese, che è risultato di quella genesi, comunica quanto stretto sia il legame tra la storia naturale degli eventi tettonici e la storia sociale degli insediamenti umani e quanto il paesaggio urbano, comprensivo di ciò che con gli scavi affiori in superficie, sia il frutto di quelle due storie. Per questo si suol dire che Ercolano costituisca un caso unico e al tempo stesso esemplare di una condizione locale imputabile alle drammatiche regole della tettonica vulcanica, minacciosa ed imprevedibile, cui peraltro fa riscontro un'indomita volontà e capacità di ricostruzione. Per questo l'archeologia ercolanese costituisce una presenza determinante, assolutamente insostituibile nel comunicare l'unità di paesaggio e storia. Insostituibile nel mettere a confronto, direttamente, l'una sull'altra, le due città: quella separata nella sua lontananza storica, ma visivamente presente, e quella che dal nuovo inizio storico ad oggi è ricresciuta distintinguendosi come il Miglio d'Oro di una dinastia borbonica che l'aveva scelta come luogo di delizie e di svago, per giungere sino a noi, malgrado tutto ciò che si è aggiunto di spropositato e di inopportuno, tutto sommato ancora accogliente. Nel gruppo di lavoro sono state presentati in forma integrata diverse discipline e competenze, dalla Progettazione architettonica affidata ai due curatori del volume, Vieri Quilici e Giovanni Longobardi, alla Progettazione paesistica, coordinata da Francesco Ghio; dagli Scenari di Pianificazione, esaminati e valutati da Anna Laura Palazzo, al lavoro di Rilievo e Rappresentazione dell'esistente, condotto da Cristiana Bedoni; dai contributi scientifici nel campo della geologia e vulcanologia da parte di Renato Funiciello, agli studi vegetazionali affidati a Carmine Guarino. Il gruppo era poi formato da vari esperti e collaboratori così distribuiti tra le diverse discipline: Alessandra Carlini e Paola Giorgioli rispettivamente per le indagini sul sito archeologico e sui tessuti edilizi; Vincenzo Di Siena, Federica Benelli e Cecilia Scoppetta per lo studio del paesaggio storico; Mario Cerasoli e Erifili Vogdopoulou per l'analisi degli scenari urbanistici; Valerio Pellegrini e Maura Cesolini per i rilievi edilizi. Lo studio, passato necessariamente al vaglio del Soprintendente Pietro Giovanni Guzzo e della direttrice degli scavi di Ercolano, Maria Paola Guidobaldi, ai quali va attribuito tutto il merito di una indispensabile indicazione di prospettiva, si è avvalso infine delle preziose informazioni contenute nelle interviste fatte ad alcuni noti studiosi del territorio, esperti nel campo della pianificazione (Vezio de Lucia), della tutela del paesaggio vesuviano (Carlo Gasparrini) e della vulcanologia (Franco Barberi). Al lavoro condotto per conto della Soprintendenza Archeologica di Pompei - SAP - si sono anche affiancate iniziative tese a verificare la questione delle "interferenze" in relazione alle previsioni di intervento sui tessuti urbani ercolanesi da parte dell'Amministrazione comunale. A tale proposito occorre ricordare che si sono svolti incontri preliminari e contestuali allo sviluppo degli studi sia con gli Uffici regionali preposti al PIT Grande Attrattore Pompei-Ercolano, che con il Comune. In particolare, in data 11.12.03, si è svolto un Seminario presso l'Ufficio Urban di Ercolano, presenti l'arch. Massimo Iovino, responsabile dell'Ufficio, l'arch. Claudio Finaldi russo, responsabile del Programma ed il sindaco, prof.ssa Luisa Bossa, in cui si sono delineate possibili collaborazioni tra le diverse Amministrazioni, a partire dai "punti di eccellenza" messi in evidenza dallo studio.
VIERI QUILICI (29-01-1935) ha svolto attività didattica nelle discipline progettuali a partire dagli Anni '60 (prima come Assistente con Adalberto Libera, poi come assistente di ruolo con Ludovico Quaroni). Nel 1970 è stato chiamato dalla facoltà di Palermo come professore incaricato e dal '75 da quella di Roma, Valle Giulia. Dal 1981 è ordinario in Composizione Architettonica. Dal 1986 al '90 invitato come responsabile del laboratorio di Progettazione Urbana del III anno di Corso all'Ecole d'Architecture di Ginevra, dove pure ha tenuto corsi in "Théorie et histoire urbaine" e "Méthodes de planification urbaine". Nel 1991-'92 e 1993-'94 chiamato a collaborare a Corsi di formazione continua post-Grade sulle problematiche progettuali del territorio nelle sedi di Losanna e Ginevra. Dal 1993 è uno dei docenti in Progettazione Architettonica della nuova facoltà di Architettura de ll'Università di Roma Tre, di cui pure ha promosso la fondazione con il gruppo di professori già appartenenti all'Università de La Sapienza. Dal 1996 al 2002 è stato Direttore del Dipartimento di Progettazione e Scienze dell'Architettura (DiPSA), promuovendone lo sdoppiamento con la creazione del Dipartime